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SUMMARY:Meno di Due
DESCRIPTION:scritto e diretto da FRANCESCO LAGIuno spettacolo di Teatrodilinascene Salvo Ingala | costumi Ilaria Ladislao | luci Martin E. Palma | suono Giuseppe D’Amatoresidenza produttiva Carrozzerie | n.o.t.produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi \nDue persone\, un uomo e una donna\, che si incontrano per la prima volta.Dopo essersi scritti\, mandati foto\, conosciuti a distanza per alcune settimane\, forse mesi\, hanno deciso di vedersi per davvero. Lui per raggiungere lei ha fatto un lungo viaggio\, entrambi sono pervasi da una leggera trepidazione.All’inizio dello spettacolo li troviamo nell’attimo esatto in cui si conoscono e inizialmente non sappiamo niente di loro\, né chi siano né da dove vengano. Attraverso il loro dialogo e le domande che si fanno l’uno l’altra\, capiamo piano piano qualcosa di come sono fatti e di come pensano e di quale sia il loro passato. Assistiamo al dischiudersi di due persone che iniziano a conoscersi di fronte a noi\, siamo testimoni del primo momento reale\, vivo\, fra di loro. L’attimo in cui è finito il tempo delle chat\, dei profili\, delle foto truccate o sempre un po’ in posa\, e due persone si guardano negli occhi\, sperando di piacere all’altro e soprattutto cercando nell’altro qualcuno per cui perdere la testa. È una situazione che ci rende per forza un po’ goffi\, intimiditi\, impacciati e insicuri: desideriamo piacere e\, allo stesso tempo\, che quella persona che abbiamo davanti ci piaccia. Ed è nelle pieghe di questa insicurezza e di questa attesa che i due iniziano a parlare\, a conoscersi\, a scoprire e condividere parti di sé. I nostri personaggi sono due persone adulte a cui la vita ha dato qualche botta\, hanno già delle storie alle spalle\, alcune delusioni e qualche ferita\, ma che oggi sono pronti a rimettersi in gioco e a cercare una relazione che li completi e che li renda felici. In questo momento sono pronti a scommettere su se stessi e su uno sconosciuto\, per dare inizio a quel percorso misterioso e imperscrutabile che è una relazione nuova e potenzialmente tutta da costruire. La loro giornata passa così\, in una quieta cittadina di provincia\, fra chiacchiere al bar\, silenzi\, viaggi in macchina e piccole delusioni.Un’escursione in una grotta millenaria\, una partita a bowling\, una passeggiata fianco a fianco e un selfie venuto un po’ così. In mezzo a un nuvolone carico di pioggia\, si affaccia in lontananza una tiepida luce.
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SUMMARY:ALESSANDRO CATTELAN - Benvenuto nell’AI!
DESCRIPTION:ALESSANDRO CATTELAN – Benvenuto nell’AI!
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SUMMARY:Scusate se non siamo morti in mare
DESCRIPTION:In un futuro non troppo lontano\, l’Europa è diventata un continente di emigranti. I cittadini europei\, alla ricerca di una vita migliore\, cercano di raggiungere paesi più ricchi\, ma devono farlo clandestinamente perché nel frattempo tutte le frontiere sono state chiuse. Su una banchina di un porto italiano\, dopo aver preso accordi con un marinaio senza nome\, due uomini e una donna salgono di nascosto su un container\, convinti di dirigersi ognuno verso una destinazione diversa. Del viaggio sanno poco\, quasi nulla. La nave su cui viaggiano però naufraga e i tre rimangono dispersi in mezzo al mare\, a galla sul container\, sospesi in una condizione estrema in cui il tempo sembra dilatarsi e perdere consistenza. La commedia esplode continuamente dentro la tragedia\, anche quando la situazione diventa insostenibile\, come nella scena\, apertamente esilarante\, in cui i tre naufraghi discutono su chi sia più opportuno mangiare per sopravvivere. Tra momenti musicali\, digressione e coreografie\, il racconto scivola progressivamente in una zona incerta\, nella quale il confine tra ciò che accade davvero e ciò che viene immaginato diventa sempre più sottile. Scusate se non siamo morti in mare affronta un tema profondamente attuale senza ricorrere a un linguaggio cronachistico e senza pornografia del dolore. La migrazione non è osservata unicamente come fatto politico o sociale\, ma come condizione umana – e ancora prima naturale – legata al mutamento\, allo spostamento e alla necessità di adattarsi per sopravvivere. Un viaggio che non riguarda solo chi parte\, ma ogni essere umano costretto a ridefinirsi continuamente nel tempo.
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LOCATION:Teatro alle Vigne\, Via Cavour\, 66\, Lodi\, Lodi\, 26900\, Italy
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SUMMARY:Daniela Lucangeli
DESCRIPTION:TU CHIAMALE SE VUOI…Siamo elaboratori sentimentali oppure Noi elaboratori sentimentali. \n“Tu chiamale se vuoi…” è una Lectio di Daniela Lucangeli che ci guida alla scoperta del nostro sentire profondo. Un monologo che è un viaggio per scoprire quanto psyché\, corpo\, cuore e memorie siano profondamente connessi\, lo stesso flusso di vita. Nel pensiero occidentale i dualismi corpo/mente\, razionalità/emozioni\, io/gli altri\, sono stati predominanti per secoli… Oggi scricchiolano e ci costringono a cambiare paradigma\, a cambiare modo di comprendere e sentire l’esistenza. Attraverso racconti\, ricerche scientifiche e umane riflessioni Daniela Lucangeli ci condurrà ad intendere meglio i linguaggi del nostro cervello e ci porterà a comprendere che le emozioni non possono più essere intese e vissute come qualcosa di superficiale\, quasi fossero la schiuma dei maremoti della mente\, bensì come la forza generativa\, il vettore del moto ondoso. Ci parlerà nel dettaglio di quante diverse emozioni possono nascondersi nella biochimica di una lacrima. Ci porterà a ripensare l’intelligenza non solo come complesso processo cognitivo\, ma avventura affettiva\, che si nutre di emozioni\, fiducia\, incoraggiamento e cura.Una lezione compartecipata in cui comprendere e percepire. Una lezione che mescola scienza e umanità\, capace di toccare corde profonde per risvegliare la consapevolezza a riscoprire quanto di più autentico il nostro essere ci mette a disposizione: il sentire.
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LOCATION:Teatro Arcimboldi (Teatro degli Arcimboldi)\, Viale dell'Innovazione\, 20\, Milano\, Milano\, 20126\, Italy
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SUMMARY:Gianrico Carofiglio - Il Mistero della Stupidità
DESCRIPTION:Il mistero della stupidità è una conversazione teatrale: un uomo solo in scena\, senza quinte\, senza l’alibi della lezione. C’è un tema\, però\, che torna con ostinazione e che attraversa il nostro tempo come una corrente sotterranea: la stupidità non è un difetto marginale\, ma una forza che agisce e molto spesso ottiene quello che vuole.La forma è volutamente instabile: non un monologo\, non una lezione\, ma un pensiero che si costruisce lì\, davanti a chi ascolta\, quasi in forma jazzistica\, esposto alle interruzioni\, agli imprevisti.Non la stupidità ingenua\, quella che si scusa da sé. L’altra. Quella che nasce dalla semplificazione deliberata\, dal rifiuto della complessità\, dall’uso spregiudicato del linguaggio. Non è mancanza di intelligenza: è la sua contraffazione. Veloce\, aggressiva\, identitaria.Il punto di partenza sono i libri di Gianrico Carofiglio – saggi e romanzi in cui questo tema ritorna con insistenza: l’elogio dell’errore come antidoto al dogmatismo; la gentilezza come forma di coraggio cognitivo\, non di buoni sentimenti; la precisione delle parole come strumento di autodifesa civile. In particolare\, l’analisi del linguaggio politico contemporaneo mostra come frasi palesemente insensate\, contraddittorie o prive di significato possano rivelarsi\, in modo inquietante\, estremamente efficaci. Donald Trump è il caso più rumoroso\, non il più interessante: non si tratta solo di mentire\, ma di rendere irrilevante la distinzione tra vero e falso.Attraverso esempi\, storie\, paradossi e deviazioni improvvisate\, Il potere della stupidità prova a smontare un equivoco rassicurante: l’idea che la stupidità riguardi sempre gli altri. Al contrario\, prospera ogni volta che rinunciamo alla fatica del pensiero\, al dubbio\, alla responsabilità delle parole. Ogni volta che scegliamo la scorciatoia invece dell’argomentazione\, lo slogan invece del ragionamento.Lo spettacolo alterna parti scritte e momenti di dialogo con il pubblico\, seguendo il ritmo di una conversazione più che quello di una conferenza. Non offre soluzioni consolatorie né facili superiorità morali. Propone piuttosto una forma di attenzione. Riconoscere la stupidità in noi stessi è già un esercizio di lucidità. Non garantisce nulla. Ma è l’unico punto da cui abbia senso cominciare.
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LOCATION:Teatro ABC\, Via Pietro Mascagni 92\, Catania\, Catania\, 95129\, Italy
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SUMMARY:Morte accidentale di un anarchico
DESCRIPTION:di Dario Fo e Franca Rameregia Giorgio Gallionecon Lodo Guenzi e cast in via di definizione \nuna produzione di Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito con Nidodiragno/CMC produzioni in co-produzione con Teatro Carcano e Fondazione Sipario Toscana Onlus – La città del Teatro e con la collaborazione di Argot Produzioni \nun ringraziamento speciale alla Fondazione Dario Fo e Franca Rame e al Teatro Sociale di Canzo \nNel 1921 un emigrante italiano “volò” fuori dalla finestra del palazzo della polizia di New York: è questo l’episodio che Dario Fo prende a pretesto per “Morte accidentale di un anarchico“\, una farsa tragica\, divertentissima e inquietante che dopo più di cinquant’anni è ancora oggi rappresentata con grande successo in tutto il mondo. La “morte accidentale“\, così ironicamente definita da Fo\, è in realtà quella dell’anarchico Giuseppe Pinelli\, precipitato il 15 dicembre 1969 dal quarto piano della Questura di Milano durante uno degli interrogatori relativi alla strage di Piazza Fontana. Un “malore attivo”\, così lo definì l’inchiesta. L’edizione di quegli anni\, curata e interpretata da Fo divenne presto mitica\, epocale\, con sold out infiniti per più di duecento serate\, vibranti di entusiasmo e partecipazione sociale e civile. Il tutto tra tentativi di censura\, provocazioni e pericoli reali\, con ripetute\, cicliche telefonate anonime che avvertivano della presenza di bombe in sala. Questo perché la morte di Pinelli fu più che sospetta\, tanto che il testo di Fo\, attraverso il paradosso comico della scrittura\, è in realtà basato su documenti autentici\, verbali di processi e inchieste giornalistiche documentatissime che denunciano le cause e le radici politiche di quella diffusa e perturbante “strage di stato” che insanguinò quegli anni e di cui questo episodio è tragico emblema. Ma la genialità di Fo\, evidente ancora oggi\, è quella di ambientare questo avvenimento in un contesto ridicolmente grottesco\, con protagonista e motore dell’azione un Matto\, un moderno giullare affetto guarda caso da “istriomania” (cioè il bisogno irrefrenabile di spacciarsi per altre persone) e che usa perciò il gioco comico\, il travestimento\, la maschera\, lo sberleffo satirico come arma per smascherare le bugie arroganti e le grossolane contraddizioni di un potere goffo e sfacciato (commissari\, agenti e questori) che nega la verità e l’evidenza della propria degradazione. “Nei tempi bui dobbiamo cantare i tempi bui” ha scritto Brecht. Allo stesso modo Fo sceglie coraggiosamente la scomoda posizione del ribelle non allineato\, affrontando tra l’altro più di duecento denunce e processi\, per raccontare in palcoscenico una verità che nessuno voleva davvero ricercare ne tantomeno scoprire. Sempre con Brecht\, Dario preferisce “mettersi dalla parte del torto\, perché tutti gli altri posti erano occupati”. Il nostro Matto sarà Lodo Guenzi\, attore dai poliedrici talenti che guiderà una sarabanda comica \, grottesca e satirica un po’ commedia degli equivoci \, un po’ slapstick comedy \, un po’ grottesco teatro di denuncia\, cosciente della grande eredità dell’autore premio Nobel e contemporaneamente moderno performer che fa propria quella tradizione per rinnovarla e rimodellarla sulla propria sensibilità artistica e moderna coscienza critica.
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LOCATION:Teatro Goldoni – Livorno\, Via Goldoni\, 51\, Livorno\, Livorno\, 57125\, Italy
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SUMMARY:Per soli uomini - Bugiardino per maschi inconsapevoli
DESCRIPTION:Per soli uomini – Bugiardino per maschi inconsapevoli
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LOCATION:Teatro Verdi – Monte San Savino\, Via Sansovino 66\, Monte San Savino\, Arezzo\, 52048\, Italy
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